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  • BISOGNO DI MATERNITA’ a cura di Monica Rebuffo

    BISOGNO DI MATERNITA’ a cura di Monica Rebuffo

    La maternità non è un processo lineare, garantito dalla natura e dall’istinto, ma è un evento che racchiude in sé la complessità e la conflittualità che è propria di ogni vita e di ogni vita che si incontra.

    Desiderio per la psicologia è la forma umana del bisogno di sopravvivere e procreare che esiste in ogni essere vivente. Il desiderio a differenza del bisogno istintuale, vuole essere riconosciuto ancor prima che appagato; solo così può tradursi in ambizione consapevole e rendere quel genitore adulto.

    Credo di poter dire, senza timori di smentita, che il desiderio di maternità sia proprio delle madri, mentre il bisogno di maternità sia proprio dei figli.

    Tutti noi siamo figli. Siamo figli di un grembo che ci ha generato e di un seme che ci ha definito nel nostro genere. Siamo figli dell’uomo e siamo figli di Dio. E in quanto figli abbiamo bisogno di quella relazione col creatore/Creatore, per esistere e per divenire pienamente noi stessi.

    Ecco che il significato di quella parola “bisogno” comincia a chiarirsi spontaneamente. 

    È in quella relazione che si manifesta il bisogno. È di quella relazione che si ha bisogno.

    Può essere una relazione qualsiasi? No. Deve essere una relazione d’amore. Perché al di là della sopravvivenza fisica – aspetto importantissimo, ma sul quale non ci soffermeremo nella nostra riflessione – esiste una persona che è altro oltre al corpo. È emozioni, pensiero, anima. E sono proprio queste dimensioni che chiedono attenzione, nutrimento e rispetto. Sono proprio queste grandezze che necessitano di un materno che si prenda cura e che faccia crescere.

    Tutto questo richiede intenzionalità della madre e capacità di farsi da parte con il proprio ego. Richiede la necessità di uscire dalla relazione chiusa e narcisistica che ci sollecita questa nostra epoca, per continuare ad essere quel grembo che nutre e accompagna, anche dopo i nove mesi di gestazione. Richiede la capacità di   essere al servizio di un’altra vita, senza che questo la faccia sentire sminuita o sacrificata.  Tutto questo è prezioso e importante per il figlio, tanto quanto per la madre, che continua a crescere con lui.

    Ecco allora che il bisogno di maternità del figlio, quando esaudito, centuplica gli effetti positivi della cura della madre, divenendo crescita anche per lei e per gli altri rapporti che quella madre intesse nel mondo.

  • Neonato, il cucciolo dell’uomo. A cura di Monica Rebuffo

    I bambini nascono con alcuni bisogni primari, sia di tipo fisiologico che psicologico.  Rispondere a questi bisogni è fondamentale per la sua esistenza.

    Nutrire, coprire e lavare il neonato, è importante, tanto quanto, accarezzarlo e toccarlo.  il contatto fisico e le carezze, permettono al neonato di costruire l’identità corporea, cioè di sapere che ha le braccia, le gambe, il corpo.  Tutto questo rappresenta il prerequisito per la successiva esperienza di distinzione tra sé e gli altri.  In questo periodo infatti,  il bambino si percepisce un tutt’uno con la mamma,  e non sente ancora la propria esistenza come separata  dall’ambiente che lo accoglie e dalla persona che lo accudisce.

    In questa fase, i genitori competenti,  rispondono ai bisogni che il bambino esprime con il pianto,  che, a questa età, è l’unico mezzo comunicativo a sua disposizione.  Quando il piccolo è affamato e piange, sta esprimendo il suo dolore per i morsi della fame. Con il pianto ci chiede di prenderci cura di lui.  La risposta appropriata dei genitori (cioè farlo mangiare), gli permette di imparare che può fare qualcosa, in questo caso piangere,  per risolvere i propri problemi e sentirsi così adeguato. Sulla base di questa esperienza, potrà in seguito sperimentare nuovi modi per risolvere i propri problemi e sentirsi così efficace.

    Questo è anche il periodo in cui il bambino mostra le sue prime competenze. Ad esempio è in grado di sostenere il proprio peso (riflesso di piazzamento), di abbozzare un sorriso,  di esprimersi con un pianto diverso per ogni tipo di bisogno, legato alla fame, al dolore, alle carezze. Acquisendo l’abilità di sorridere, il bambino comincia ad utilizzare uno strumento per attirare  ed intrattenere le persone, in particolar modo la madre, sulla quale si concentra con un attaccamento quasi esclusivo, allo scopo di creare un punto di riferimento sicuro. In questa fase, il bambino può essere rassicurato dalla voce della mamma, dal succhiare non nutritivo e dall’essere cullato. 

    Se l’ambiente sociale è vivo e capace di rispondere alle richieste del bambino, egli maturerà istintiva fiducia in se stesso e verso l’ambiente circostante (“so cosa voglio e so come ottenerlo”).  Se l’ambiente sociale non reagisce ed è indifferente alle richieste del bambino,  egli maturerà tanta frustrazione e poca fiducia nelle sue capacità e nell’ambiente circostante.

    In questo primo stadio di sviluppo, difficilmente correremo il rischio di viziare il bambino, rispondendo alle sue richieste espresse attraverso il pianto. Lo vizieremo solo nel caso in cui,  la madre sostituendosi al bambino,  lo anticipa e non gli permette di esprimersi e di chiedere.  L’allenamento alla frustrazione, comincia sin da piccolissimo. Il bambino percepisce la fame, la esprime e tollera per qualche minuto l’arrivo del seno o del biberon. Quando il bambino non sperimenta frustrazione, perché viene sempre anticipato, non imparerà a tollerarla e drammatizzerà  ogni più piccolo stimolo. Al contrario, quando il bambino sperimenta troppa frustrazione,  perché non ascoltato nei suoi bisogni fisiologici o emotivi, non svilupperà fiducia nel mondo esterno, né percepirà valore o adeguatezza personale.

    Dal punto di vista esistenziale, il bisogno fondamentale del neonato è quello di cominciare a costruire la propria autostima e di sviluppare   fiducia in se stesso e nel mondo.

    C’è bisogno di imparare a desiderare                                                                                      Non lo insegneremo mai se  anticipiamo tutti i loro bisogni

    “UN PO’ DI FRUSTRAZIONE AIUTA A CRESCERE”