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  • Genitori si diventa. A cura di Monica Rebuffo

    Una delle cose che più spesso sento dire, a proposito dell’essere genitori, riguarda la fatica e la frustrazione che questo ruolo comporta. Alle riunioni a scuola, al catechismo, al campo sportivo, non c’è luogo d’incontro per noi genitori dove parlare del costo e della preoccupazione che il figlio rappresenta nella nostra vita, non sia in primo piano.

    Questo accade, non perché non siamo contenti di noi, dei nostri figli o del nostro rapporto, ma perché spesso diamo per scontata la gioia, la soddisfazione e l’amore che ci unisce.

    Al contrario, quando ci poniamo con un atteggiamento positivo, cadiamo spesso nell’esaltazione del piccolo/a (“non per dire ma mio figlio è l’unico capace …”; “lui non attacca mai briga”; “non ha mai rotto un gioco in vita sua”; “è rispettosa e non fa mai i capricci”; ecc.), rischiando di essere emarginati dagli altri genitori, che finiscono per considerarci esagerati e fuori dal mondo.

    Ci sono molti motivi che ci spingono a cadere nell’uno o nell’altro atteggiamento di fondo, ma non è questa la sede di approfondimento di ciò.

    Quello sul quale ci va di soffermarci invece, è l’idea che, tutto quanto rappresenti il positivo, la gioia, la felicità, la capacità, non sia degno di essere riconosciuto e condiviso con i nostri figli, probabilmente perc già soddisfacente e presente. Al contrario, tutto quello che rappresenta il costo, il limite, l’incapacità e l’errore, possa e debba diventare l’unica modalità di espressione e condivisione, probabilmente per migliorare e non perdere di vista la loro crescita .

    Ciò su cui abbiamo riflettuto sino ad ora, riguarda la modalità positiva o negativa di parlare dei nostri figli.

    E se parlare dei loro limiti e delle loro potenzialità non fosse l’unico e il miglior modo? A chi serve? Forse a noi per sfogarci e scaricare la paura di non essere buoni genitori? Per consolarci a vicenda? “Mal comune mezzo gaudio” recita un proverbio.

    Ma allora, se parlassimo di noi -genitori- anziché di loro -figli- descrivendo vissuti, emozioni e pensieri che i loro comportamenti ci suscitano. Non sarebbe forse meglio?

    Nel parlare di noi, cerchiamo di non dare nulla per scontato, specialmente e principalmente la gioia e l’amore di essere genitori.

    Questo è di sicuro il primo passo per costruire un terreno solido su cui appoggiare la nostra relazione. Questa gioia, non la dobbiamo mai dimenticare, neppure quando ci rompono il nostro vaso preferito o quando ci macchiano il muro appena ridipinto o quando scopriamo che hanno marinato la scuola. Anzi, è proprio “lei”, che ci consente di non lasciarci travolgere dalla rabbia o dallo sconforto.

    Cerchiamo di condividere la gioia di essere genitori, con tutti, ma specialmente con i nostri bambini e ragazzi. Facciamogli sentire quanto entusiasmo e quanto amore proviamo per il solo fatto che esistono, piuttosto che limitare il nostro rapporto a premiarli o punirli, in funzione di ciò che hanno fatto (cosa necessaria ma non sufficiente). Facciamo emergere i veri e profondi sentimenti verso di loro.

    Dire un “ti amo” o un “mi piaci” così a sproposito, spesso casualmente, non può far altro che consolidare il terreno sul quale si appoggia il rapporto con nostro figlio. Il terreno, così come il rapporto, dipende anche da me genitore, non solo dai comportamenti e dai modi di essere di mio figlio.

    Proviamo ad ascoltare dentro di noi, quanto bene ci fa stare il sentirci dire spontaneamente: “ti voglio bene”, “sei la/il migliore mamma/papà del mondo”, “sei la più bella e la più brava”, “non ti cambierei con nessuno”, …

    E noi facciamo altrettanto con loro?

    Sono abituata a farlo sentire speciale per il solo fatto che è lui il mio bambino/ragazzo? Non tanto per le sue buone o cattive prestazioni, ma per il fatto di essere se stesso? Di quanta gioia mi dia il solo fatto che esiste?

    A volte ci accorgiamo dell’importanza o della significatività dell’altro quando per qualsiasi motivo si allontana da noi.

    Pro memoria per i genitori

    Oggi, domani e dopodomani, quando sto cucinando, mentre leggiamo insieme una fiaba o quando faccio i lavori di casa, lo chiamo intenzionalmente (se ragazzo: gli mando un sms) e voglio ricordarmi di dirgli:

     

    Bigliettino da compilare e tenere sempre in vista nel portafoglio, per non dimenticare di riconoscere ai figli, tutta la gioia che ci restituisce il solo fatto che esistano